COMUNICATO STAMPA 05 02 2018

Macerata, Lauri (Sel/Fvg): Fedriga giustifica il tentativo di strage, grave il silenzio del centrodestra FVG

“Le parole giustificazioniste pronunciate anche oggi da Fedriga sulla tentata strage per motivi razziali a Macerata sono gravissime. Fedriga parla da esponente della Lega ma usa parole indegne per chi si candida a guidare la Regione Friuli Venezia Giulia che è una terra di confine in cui da sempre convivono in pace persone diverse per cultura e provenienza ma anche per colore di pelle”.

Lo ha dichiarato oggi Giulio Lauri, consigliere regionale di Sel/Fvg, commentando le reazioni di Massimiliano Fedriga espresse ieri al TG3 e ribadite questa mattina in una trasmissione a LA7. Per Fedriga, che ha ribadito precedenti affermazioni in cui consigliava alla gente di armarsi per legittima difesa, la strage di Macerata dipenderebbe dal fatto che nel nostro paese si sta “importando criminalità”…. “aprendo le porte a persone che non sappiamo chi siano” e la tentata strage a Macerata dipende da “come è stata gestita in Italia l’immigrazione clandestina”.

Tralasciando il fatto che in Italia la condizione di immigrazione clandestina è regolata da una legge che ha come primi firmatari Umberto Bossi e Gianfranco Fini, per Lauri “è l’intero centrodestra regionale a dover dire oggi ai cittadini del Friuli Venezia Giulia se le parole di Fedriga rappresentano la coalizione e se Fedriga può continuare ad essere uno dei candidati del centrodestra”. “Fra i compiti di un Presidente di Regione, infatti – continua Lauri – c’è anche quello di costruire politiche di integrazione fra cittadini italiani e cittadini stranieri, che in Friuli Venezia Giulia rappresentano l’8% della popolazione: dicano i partiti di centrodestra, a cominciare da Forza Italia e Autonomia Responsabile, se le posizioni di Fedriga sono compatibili con il ruolo che si candida ad assumere, e se potrà essere lui a gestire le politiche di integrazione previste dall’ordinamento regionale, quelle in cui italiani e stranieri non siano messi in lotta gli uni con gli altri nella scuola, nella sanità o nella ricerca di un nuovo lavoro dopo che l’hanno perso ma vengano trattati invece tutti come cittadini uguali, cioè come soggetti con gli stessi doveri e gli stessi diritti che possono convivere pacificamente insieme. Come potrebbe Fedriga attuare politiche di integrazione dopo quello che ha detto? Oppure è tutto il centrodestra a pensare che esse non servano, o che magari Fedriga ha addirittura ragione a consigliare ai cittadini ad armarsi per legittima difesa giustificando l’idea che ognuno possa farsi giustizia da sé”?

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