“Peccato per il passo indietro di Giuliano Pisapia , è la figura che in questo momento poteva evocare meglio l’idea di quel campo largo di forze e culture progressiste che è necessario creare oltre i confini di un PD tutt’altro che autosufficiente, ma io vado avanti lo stesso e così faremo in tanti in tutta Italia: non è che in queste ore il pericolo dei populismi e della destra sia improvvisamente venuto meno, anzi. Stupisce invece un paradosso: seppur in extremis, la disponibilità ad anticipare al Senato la calendarizzazione dello Ius soli da parte del PD e del Governo c’era, così dicono molti dei protagonisti, e quella di ieri è stata la giornata della rinuncia da parte di Alfano. Erano gli ultimi due problemi da risolvere dopo che il confronto con Piero Fassino aveva già prodotto diversi risultati positivi, e si sarebbero già visti nella manovra economica. In fin dei conti Pisapia ha lasciato nelle stesse ore in cui stava portando a casa il risultato, è questo il paradosso. Ma il problema in realtà non è lui, penso possa aver pesato molto la tenuta di chi gli si è messo accanto: in questi lunghi mesi c’è stato chi ogni volta ha voluto alzare un po’ di più l’asticella dell’accordo. Gli stessi che non erano mai stati chiaro nel percorso di mutazione di Sel in Sinistra italiana, e c’é da scommettere che alla fine alcuni di loro finiranno dritti fra le braccia – e i seggi – di Massimo D’Alema. Con tutto il rispetto per D’Alema, una fine un po’ ingloriosa per chi per anni è stato sempre dalla parte opposta alla sua, e cioè come spiegava proprio Pisapia, nelle piazze dove si manifestava contro l’uso dei bombardieri a Belgrado in spregio della Costituzione o in quelle in cui si chiamavano a raccolta i giovani contro quel pacchetto Treu che ha spianato la strada alla precarietà del lavoro ben prima che si parlasse del Job act”.
Lo dichiara Giulio Lauri, Consigliere regionale di Sel/Fvg, commentando il ritiro di Giuliano Pisapia dalla corsa per le prossime elezioni politiche con Campo progressista.
“Come dico in ogni occasione da mesi, per me la strada è chiarissima: per fare politiche di sinistra che cambino in meglio la vita dei cittadini qui ed ora, in questo momento storico in Italia l’unica strada è quella di rilanciare il centrosinistra, cambiandolo certo ma non distruggendolo. In Friuli Venezia Giulia lo abbiamo dimostrato governando la Regione insieme a Debora Srerracchiani: si possono promuovere nuovi diritti, si può iniziare a redistribuire lavoro e risorse ed è necessario farlo. Servono però due nuovi ingredienti che sono stati sempre patrimonio della sinistra e che il PD finora ha dimenticato: sapere ascoltare ed essere umili, dismettendo arroganze, sicumere e velleità di autosufficienza”
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