Non siamo ancora in grado di fare un bilancio definitivo, serve ancora un po’ di tempo: abbiamo preso un impegno che, con dati certi, rispetteremo

La realizzazione dei nuovi impianti di aspirazione è stata ultimata in ritardo e, ad oggi, non disponiamo ancora di dati incontrovertibili sui risultati delle emissioni in atmosfera e sulla loro efficacia per portarle al di sotto dei limiti di legge: non siamo ancora in grado di fare un bilancio definitivo, serve ancora un po’ di tempo”, ha affermato Giulio Lauri, Capogruppo di Sel in Consiglio regionale, e unico esponente triestino della maggioranza ad intervenire durante la discussione sulla mozione 194 sulla chiusura dell’area a caldo della Ferriera di Servola.
“Peraltro la mozione che discutiamo oggi non muove da rilievi sui dati sull’inquinamento atmosferico, ma da quelli sull’inquinamento acustico, e non è un caso. Perché se ci fossero stati già dati incontrovertibili sulle emissioni relativi al periodo successivo al completamento dei nuovi impianti di aspirazione dei fumi, oggi voteremmo una mozione diversa, quella che chiederebbe la chiusura dell’area a caldo sulla base del non raggiungimento degli obiettivi fissati dall’ accordo di programma”.
“Dopo aver descritto il contesto urbano, storico, e industriale di nascita e sviluppo dell’impianto di Servola e la crisi in cui è precipitato a partire dagli anni ’80, Lauri ha sottolineato l’altissimo impatto ambientale e sulla salute di un impianto che ha definito vetusto, inquinante e pericoloso innanzitutto per i lavoratori che in tutti questi anni si sono infortunati ed ammalati, ma anche per gli abitanti , in particolare quelli di Servola e dei popolosi quartieri cresciuti negli anni intorno alla Ferriera, Lauri ha continuato esprimendo “massimo rispetto per la preoccupazione, la paura e anche per la rabbia della popolazione di Servola. Ora però – ha proseguito – dopo l’approvazione della legge sulle crisi industriali complesse, che ha fatto seguito ad anni di inerzia delle giunte comunali e regionali precedenti, con l’arrivo di Arvedi, che ha investito milioni di euro sul progetto di riqualificazione della Ferriera garantendo il mantenimento e l’aumento dei posti di lavoro nel momento di peggiore crisi economica del dopoguerra, e ha garantito di riportare le emissioni al di sotto dei limiti di legge e prendendo l’impegno – in caso contrario – a chiudere l’area a caldo, sarebbe stato irresponsabile dirgli di no senza “andare a vedere le sue carte”: è quello che le istituzioni stanno facendo mentre nel frattempo sono stati avviati i corsi di formazione per assorbire i lavoratori della Sertubi e sono iniziati i percorsi di formazione per creare nuovi posti di lavoro”.
“La Ferriera può restare aperta anche senza l’area a caldo perché per l’azienda l’attività fondamentale è quella rappresentata dal terminal portuale per le rinfuse e dal nuovo laminatoio a freddo: il mantenimento dell’ area a caldo è inequivocabilmente subordinato al rispetto dei limiti di emissione in atmosfera – ha continuato: questo è il contenuto dell’accordo di programma su cui fra l’altro lo Stato è intervenuto con importanti investimenti economici per la bonifica dei terreni, perché l’inquinamento non riguarda solo l’aria, ma anche il suolo e la falda sottostante e ogni serio progetto di riconversione non può non porsi il problema non solo del mantenimento dei livelli occupazionali, ma anche del denaro necessario a realizzare le bonifiche”.
Il punto è che i dati definitivi sui risultati delle emissioni in atmosfera ancora non ci sono – ha concluso”, “e strumentalizzazioni elettorali a parte, che sia nella mozione che nel dibattito ci sono state in modo evidente, sulla nuova AIA non ci possono essere mistificazioni. E’ stata fatta un’AIA in cui anche la centralina di San Lorenzo in Selva per la prima volta viene considerata per rilevare le performance dell’impianto e non i quantitativi delle immissioni perché, dal punto di vista tecnico, non ha le caratteristiche per potere svolgere questa funzione e non è vero che sono stati aumentati i limiti di legge sul benzo(A)pirene, perché tali limiti in tutte le altre centraline, quelle deputate a misurare il livello della qualità dell’aria, sono restati identici”.
“Oggi non abbiamo ancora i dati tecnici per fare una scelta politica a cui non vogliamo sottrarci. Non abbiamo fatto promesse ma abbiamo preso un impegno, in Comune e in Regione, ma ad oggi non abbiamo ancora tutti gli elementi e i dati per tirare una riga e fare la somma. Ma quell’ impegno – quello di prendere atto in modo rigoroso dell’esito delle misurazioni – ce lo siamo assunti con serietà e senso di responsabilità e lo rispetteremo” ha concluso Lauri.

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